A Vicenza un monitoraggio sulla qualità dell’ambiente indoor

Per la prima volta al centro del monitoraggio scientifico del Treno Verde è stato eseguito anche un monitoraggio sulla qualità dell’ambiente indoor, con particolare attenzione agli ambienti scolastici. Quello dell’inquinamento indoor è un problema oggi sottovalutato. Le esigenze di risparmio energetico ci spingono, sempre più, a sigillare gli ambienti, che tendono ad arricchirsi di composti inquinanti emessi da materiali, persone, prodotti. I tecnici di Legambiente, col supporto dell’Istituto sull’Inquinamento Atmosferico del CNR e dell’Università IUAV di Venezia, hanno svolto un monitoraggio indoor di una scuola della città di Vicenza, l’istituto Diego Carta, campionando nei 15 giorni precedenti la tappa del Treno Verde le concentrazioni dei composti organici volatili (VOC) e nelle giornate del 22 e 23 marzo i valori di CO2, temperatura e umidità, in alcuni punti strategici dell’edificio quali aule, mensa e ambienti comuni.

L’importanza di controllare la qualità dell’ambiente interno di un edificio deriva dal fatto che gli “inquinanti indoor” possono essere originati da molteplici sorgenti e la loro concentrazione dipende oltre che dalla natura della sorgente, anche dalla ventilazione, dalle abitudini e dalle attività esercitate dagli occupanti negli ambienti interessati.

“Le campagne di monitoraggio che stiamo eseguendo durante le tappe del treno verde – dichiara Lucia Paciucci, dell’Istituto sull’Inquinamento Atmosferico del CNR, responsabile scientifico del progetto GrIN-BOX – mostrano come l’aria all’esterno sia spesso meno inquinata di quella in ambiente confinato, sebbene le concentrazioni siano al di sotto dei limiti di legge”. I Composti Organici Volatili (VOC) sono un insieme di sostanze che posso essere emessi da pitture, lacche, pesticidi, prodotti per la pulizia, materiali di costruzione, materiale per ufficio (come adesivi, marcatori, stampanti, fotocopiatrici, ecc.).

I risultati mostrano, come spesso accade, una maggior concentrazione di VOC negli ambienti chiusi piuttosto che nell’aria esterna. “Come si evince dalle analisi la concentrazione per il toluene e gli xileni è più all’interno che all’esterno – il che è un risultato frequente, dovuto alla presenza di tali composti in prodotti utilizzati quotidianamente, quali detergenti, solventi, vernici, ecc. – mentre per il benzene si inverte il risultato, pur risultando tutte le concentrazioni entro i limiti di legge. La verità – conclude Paciucci – è che passiamo quasi il 90% del nostro tempo in luoghi confinati, per cui dovremmo prestare molta attenzione alla qualità dell’aria presente in tali ambienti ‘chiusi’. Troppo spesso, invece, non è così. Eppure basterebbe veramente poco, come aprire le finestre, per contenere il problema”.

Un altro parametro utile a stabilire il comfort ambientale di un ambiente indoor (in questo caso un’aula dell’istituto), è la concentrazione di CO2 che, insieme alla temperatura interna ed all’umidità, determina la qualità dell’aria di un luogo confinato. “La concentrazione di CO2 misurata raggiunge rapidamente il limite superiore del campo di comfort previsto per le scuole in circa 45 minuti dall’inizio della lezione – spiega Luigi Schibuola, professore ordinario dell’Università IUAV di Venezia -, continuando poi a crescere fino ad un picco registrato alle 9.50 e di poco inferiore al valore di inizio del malessere fisiologico. Da questo momento viene attuata una ventilazione che riduce drasticamente la concentrazione, riportandola già verso le 10.30 nell’intervallo del comfort. Tale ventilazione riduce poi ulteriormente la CO2 presente e viene interrotta verso le 13, come evidenziato dal successivo aumento registrato negli ultimi 50 minuti di presenze in aula che riporta la concentrazione al limite superiore del comfort. Le misure hanno evidenziato l’assoluta necessità di una ventilazione seppur intermittente per garantire nell’aula condizioni di salubrità”.

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