Ecco i campioni veneti dell’economia circolare

Quintali di scarti delle produzioni agricole, pneumatici fuori uso, plastiche ma anche banalmente capi d’abbigliamento che dopo pochi utilizzi finivano nella pattumiera. Oggi non sono più rifiuti da smaltire, ma risorse: trasformati in innovativi prodotti per l’edilizia o in arredi, in capi alla moda o energia rinnovabile. Innovazione industriale, aziende, cooperative sociali, impegnate nella gestione sostenibile dei rifiuti, del riuso, e del riciclaggio. Sono sempre più le esperienze di green economy in questa regione: realtà che hanno già investito e scommesso su un nuovo modello produttivo, chiudendo il cerchio e contribuendo a fare dell’Italia – e del Veneto –  la culla della nascente economia circolare.

Tra le eccellenze in Italia c’è proprio il Veneto, dove Comuni e Consorzi hanno organizzato la gestione dei rifiuti in maniera efficiente.  Il Veneto si è confermato virtuoso nella gestione dei rifiuti urbani raggiungendo nel 2015 il 66,5% di raccolta differenziata, arrivando al contempo anche a una diminuzione del 2% della produzione pro capite di rifiuti, tra i valori più bassi a livello nazionale.

“La nostra regione è riconosciuta come modello di eccellenza, sia a livello nazionale che europeo per quanto riguarda la riduzione dei rifiuti (con oltre 200 comuni dichiarati “rifiuti free”) e l’economia circolare è ormai un motore trainante dell’economia del Veneto – dichiara Luigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto -. Ne sono un esempio gli undici campioni premiati questa mattina a bordo del Treno Verde. Una “squadra” dell’economia circolare veneta che ha già una panchina molto lunga per usare una metafora calcistica. È evidente il cambio del modello di sviluppo portato avanti in questi anni. Un’economia che che necessita però ancora di alcune spinte, anche legislative a scala nazionale e regionale per riuscire a chiudere il cerchio. Una per tutte, la definizione dei criteri di End of Waste per alcune tipologie di rifiuto recuperato, in modo da chiarire il limite per cui da rifiuto si passa a materia prima secondaria”.

L’economia circolare è il tema centrale della mostra itinerante visitabile a bordo del Treno Verde, dando spazio ai tanti campioni del settore che recuperano o utilizzano materie prime seconde che fino a ieri finivano in discarica. C’è chi ad esempio recupera pneumatici fuori uso trasformandoli in gomma riciclata da usare per superfici sportive o isolanti acustici, come fa Ecopneus che grazie alle quotidiane attività di raccolta ha permesso di recuperare in Veneto nel 2016 ben 22.244 tonnellate di pneumatici fuori uso. Chi promuovere la riduzione dei rifiuti, la lavorazione, riciclaggio e valorizzazione delle biomasse e delle frazioni organiche compostabili come CIC, il Consorzio Italiano Compostatori, con una costante ricerca di soluzioni improntate verso la minimizzazione dell’impatto ambientale degli impianti e un elevato standard qualitativo dei prodotti ottenuti.

Ricordando che differenziare i rifiuti si tramuta anche in vantaggi economici per i Comuni come dimostrano i dati del Conai. In provincia di Vicenza ad esempio, nel 2015, sono state raccolte 57.785 tonnellate di rifiuti di imballaggio che hanno permesso ai comuni della provincia di beneficiare, nello stesso anno, di 7,6 milioni di euro di corrispettivi.

I CAMPIONI DELL’ECONOMIA CIRCOLARE DEL VENETO

Undici le realtà venete selezionate da Legambiente e premiate oggi con una medaglia realizzata con The Breath, un innovativo tessuto in grado di adsorbire e disgregare le molecole inquinanti. Tra questi chi si occupa della gestione integrata dei rifiuti, come Contarina la società in house providing a completa partecipazione pubblica, diretta e coordinata dal Consiglio di Bacino Priula, che gestisce il ciclo dei rifiuti nei 50 Comuni aderenti al Consiglio di Bacino Priula, all’interno della provincia di Treviso. Contarina rappresenta un esempio di realtà pubblica all’avanguardia nei servizi e nei risultati, operando per affiancare la comunità nel raggiungimento di un obiettivo comune: la tutela dell’ambiente.

Savno è, invece, l’azienda che gestisce il servizio integrato dei rifiuti solidi urbani per 44 Comuni della Provincia di Treviso. Un sistema che ha conseguito negli ultimi anni notevoli risultati in termini di raccolta differenziata, raggiungendo nel 2015 una percentuale media nel Bacino di “Sinistra Piave” prossima all’80%. Inoltre, negli ultimi anni la frazione di rifiuti organici e di sfalci di potatura raccolti nel Consorzio viene sottoposta, oltre che a compostaggio, a digestione anerobica, processo che permette di recuperare energia elettrica dal biogas generato.

Sesa, infine, è la Società, a prevalente capitale pubblico, che si occupa di servizi di raccolta differenziata, attività di recupero dei rifiuti, smaltimento, trasporto, progettazione e sviluppo impiantistica, costruzione e conduzione impianti. La società è attualmente è impegnata nello sviluppo delle tecnologie ambientali di recupero dei rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata con produzione d’energia. La percentuale di recupero dei rifiuti che entrano nell’impianto di Sesa è pari al 72%.

In ambito industriale c’è Mater-Biotech il primo impianto al mondo – frutto dalla riconversione industriale di un sito dismesso – in grado di produrre butandiolo direttamente da zuccheri attraverso un processo fermentativo. Novamont, partendo da una tecnologia sviluppata da Genomatica, ha messo a punto una piattaforma biotecnologica che partendo da zuccheri attraverso l’azione di batteri opportunamente ingegnerizzati, li trasforma in biobutandiolo. Si tratta di un prodotto realizzato su scala industriale, 30.000 tonnellate anno a regime, con un risparmio di CO2 pari ad almeno il 50%.

Bioman, invece, produce energia pulita tramite il recupero di rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata. Nata nel 2008, si è rapidamente affermata come una delle aziende all’avanguardia in Europa nella produzione di energia. Attraverso il trattamento – tramite un procedimento naturale – della frazione umida da raccolta differenziata, Bioman riesce a produrre energia elettrica in quantità sufficiente alle esigenze di una città di circa 40mila abitanti. Inoltre riesce a produrre metano che, attraverso un ulteriore passaggio, diventa biometano utilizzato dai mezzi stessi che effettuano la raccolta porta a porta.

L’azienda In.T.Ec, grazie all’utilizzo del sistema Mapei Hpss, ha realizzato importanti bonifiche di terreni e di sedimenti contaminati con riutilizzo del materiale stabilizzato a differenza di tutti gli altri sistemi di solidificazione e stabilizzazione. Si tratta di un processo industriale integrato di trattamento che avviene nello stesso luogo dell’intervento di bonifica, con il risultato di trasformare il terreno e il sedimento contaminato in un materiale granulare durevole, di buone proprietà meccaniche e ottima compatibilità ambientale. Il materiale ottenuto, inoltre, è particolarmente adatto per il suo riutilizzo nei ripristini ambientali, nell’impiego per sottofondi e riempimenti e per la realizzazione di calcestruzzi.

Non solo attività industriali, ma anche design e moda possono trarre benefici dall’economia circolare. Progettando il riciclo che Alisea ha trovato una originale collocazione sul mercato, divenendo l’unico operatore che fa del riuso e del riciclo una forma di identità d’impresa dal 1994. Tutti i materiali utilizzati per la produzione dei loro oggetti sono trattati con processi di trasformazione innovativi, che garantiscono standard qualitativi praticamente identici alle materie vergini, utilizzando i più diversi materiali di riciclo, derivanti da raccolta post lavorazione, raccolta differenziata o dagli scarti di lavorazione industriale forniti dagli stessi clienti.

Favini, invece, è una società specializzata nella ideazione e realizzazione di stampi creativi e tecnici – usati dalla moda, al tempo libero, ai prodotti della scuola – ottenuti da materie prime principalmente naturali. Le carte Crush ad esempio sono prodotte riutilizzando sottoprodotti agroalimentari come caffè, nocciole, mandorle, agrumi o olive. Il tutto realizzato con energia verde al 100 per cento e salvando il 15% della cellulosa di albero. La nuova frontiera è Remake, una carta biodegradabile e compostabile al 100%.

Ma si può fare economia circolare anche con un’attenzione maggiore al sociale. Insieme, ad esempio, è una cooperativa sociale che coinvolge oltre cento lavoratori, più di trenta persone in tirocinio lavorativo, circa venti inserimenti per lavori di pubblica utilità e più di trenta volontari coinvolti in un unico progetto: dare una seconda possibilità alle persone e alle cose che apparentemente non ce l’hanno. Le attività spaziano dal mercatino dell’usato al restauro di mobili. La coop ha inoltre installato un impianto fotovoltaico che copre il 95% del fabbisogno elettrico necessario per le attività.

Recupero, riutilizzo e rigenerazione sono le parole d’ordine, ad esempio, della cooperativa ReFuture, il cui scopo principale è realizzare percorsi di inserimento socio – lavorativo di persone in situazioni di difficoltà, promuovendo la la cultura del riuso, del risparmio, della sostenibilità ambientale, della mobilità dolce, del benessere della persona e della valorizzazione del territorio. Tra le varie attività il recupero di rottami di biciclette e componentistica allo scopo di rigenerare nuovi mezzi.

Il Progetto Quid invece è un nuovo marchio di moda che nasce da tessuti di qualità del miglior Made in Italy recuperati localmente per mano di donne con un passato di fragilità. Il progetto è nato dalla volontà di sperimentare il reinserimento lavorativo di donne in difficoltà attraverso il loro impiego in attività produttive che rispondono alle logiche del mercato e che allo stesso tempo stimolano una partecipazione attiva alla bellezza e alla creatività.

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