Inizio anno negativo per Torino: i dati su smog, traffico e accessibilità

Brutto inizio d’anno per la città di Torino per quanto riguarda l’inquinamento atmosferico. Dall’inizio dell’anno i limiti normativi previsti per il PM10 – 35 superamenti giornalieri ammissibili in un anno – sono stati già abbondantemente superati. Ben 51, infatti, le giornate in cui sono stati oltrepassati i livelli critici di polveri sottili nella centralina di Torino-Grassi. Un andamento purtroppo in linea con i dati raccolti nei monitoraggi ambientali dello scorso anno, e che non deve passare inosservato all’attenzione delle amministrazioni.

Il Treno Verde, la campagna di Legambiente e del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane, con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e Tutela del Territorio e del Mare, è in questi giorni in sosta alla stazione Porta Nuova di Torino. I risultati del monitoraggio scientifico della qualità dell’aria – realizzato grazie al progetto di Citizen Science di Legambiente Volontari per Natura – sono stati presentati questa mattina nella Sala Gonin, all’interno della stazione, da Davide Sabbadin, Portavoce del Treno Verde e Federico Vozza, vicepresidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta, in apertura a “Muoviamoci bene”, secondo Forum per la Mobilità Nuova in Piemonte, iniziativa realizzata grazie al contributo di Fondazione CRT e bluetorino.

L’obiettivo del Treno Verde è sensibilizzare la cittadinanza e valutare l’esposizione all’inquinamento atmosferico, spesso inconsapevole, a cui i cittadini sono sottoposti quotidianamente. Per questo, il 18 e 19 febbraio scorsi, sono stati realizzati due monitoraggi della qualità dell’aria in 8 punti “sensibili” segnalati dai cittadini e dai circoli di Legambiente per particolari condizioni di traffico, ingorghi, sosta selvaggia. Ogni misurazione delle polveri sottili, della durata di un’ora, ha delineato un quadro dell’inquinamento atmosferico presente nell’area, con particolare attenzione ai picchi di polveri sottili registrati.

I valori registrati per le PM10 a Torino oscillano tra 47,63 e 66,85 µg /mc (media oraria). I punti monitorati sono piazza Pitagora (media oraria di 47,63 µg/mc), via Guido Reni (media oraria di 57,68 µg/mc), Rotonda Maroncelli (media oraria di 50,7 µg/mc), corso Vercelli (media oraria di 60,66 µg/mc), piazza Rebaudengo (media oraria di 61,67 µg/mc), piazza Baldissera (media oraria di 66,85 µg/mc), Rondò della Forca (media oraria di 55,12 µg/mc) e piazza Carducci (media oraria di 51,73 µg/mc). Tutti valori alti, condizionati probabilmente anche dalle condizioni meteorologiche poco favorevoli alla dispersione: scarsa ventilazione e assenza di precipitazioni. Il picco più elevato si è registrato alle ore 19:32 in piazza Baldissera (91 µg/mc), punto nevralgico della città dove il traffico, in questa particolare fascia oraria, tende progressivamente ad aumentare a scapito di pedoni, pendolari e ciclisti. Seguono i picchi registrati in piazza Rebaudengo (83 µg/mc, ore 18:34), corso Vercelli (79 µg/mc, ore 17:06), Rondò della Forca (75 µg/mc, ore 9:06), via Guido Reni (74 µg/mc alle 10.02), piazza Carducci (66 µg/mc, ore 10:19) e Rotonda Maroncelli (62 µg/mc, ore 11:56). Aree tutte diffusamente frequentate da pendolari e passanti e nello stesso tempo congestionate dal traffico nelle ore di punta. Nell’insieme, questi numeri sottolineano come, nell’arco della giornata, i cittadini possono respirare ripetutamente ed inconsapevolmente aria inquinata anche se solamente per pochi minuti.

“Giova ricordare che i nostri rilevamenti non vogliono sostituirsi a quelli di Arpa Piemonte, ma fornire una fotografia puntuale della situazione – ha commentato Davide Sabbadin, portavoce del Treno Verde – che anche a Torino è particolarmente grave per anziani e soprattutto bambini, che hanno la bocca alla stessa altezza dei tubi di scappamento delle auto. Molti studi dimostrano che tantissimi anziani accelerano le proprie patologie, anche fatali, per colpa dell’inquinamento, e che le patologie respiratorie nei bambini negli ultimi anni sono esplose. Dal Treno Verde lanciamo un allarme perché l’inquinamento urbano è un’emergenza che colpisce soprattutto i più deboli”.

Gravi superamenti dei limiti giornalieri annui consentiti sono stati registrati anche per Alessandria, che da inizio anno ne ha già totalizzati 42 (centralina Alessandria-D’Annunzio) e Asti, che raggiunge i 39 giorni (Bussano). Da non sottovalutare i 19 giorni off limits registrati a Novara (centralina Roma), e i 13 registrati a Vercelli (centralina CONI) e a Biella, nella centralina Lamarmora (tutti i dati sulla qualità dell’aria del capoluogo piemontese sono consultabili su sistemapiemonte.it). Valori che rischiano di tornare ad essere critici, come ogni anno, con la prossima stagione autunnale. È per questo auspicabile un’azione più concreta e lungimirante: oltre le ordinarie limitazioni al traffico, è necessario indirizzare i piani amministrativi verso una mobilità urbana più sostenibile e verso la valorizzazione degli spazi pubblici a tutela della salute di chi vive in aree fortemente urbanizzate.

“I dati purtroppo confermano che non ci sono sostanziali miglioramenti sul fronte dello smog in Piemonte –dichiara Federico Vozza, vicepresidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta-. Per questo chiediamo a chi si appresta a correre per la presidenza della Regione di esplicitare e mettere tra i primi punti della propria agenda politiche antismog veramente efficaci, a partire da progetti per la mobilità a zero emissioni nei centri abitati e dal completo ripristino delle linee ferroviarie pendolari tagliate. Il Piano Aria regionale recentemente approvato ha il merito di concentrare la maggior parte delle misure sul settore dei trasporti ed in particolare della mobilità urbana e di essere quindi una matrice indispensabile per l’efficacia delle politiche anche su scala locale. Sollecitiamo però i Sindaci ad essere più ambiziosi e interpretare gli interventi a favore di una mobilità nuova anche come un’opportunità di crescita del tessuto economico locale e a favore di una maggiore vivibilità dei centri urbani. Va sicuramente nella giusta direzione la revisione della Zona a Traffico Limitato di Torino ma vogliamo stimolare l’Amministrazione ad essere più coraggiosa, per non rischiare che il progetto non produca gli effetti sperati e non venga compreso dalla popolazione. Per noi il modello da seguire resta l’Area C che a Milano ha permesso di indirizzare importanti risorse per il potenziamento dell’offerta di trasporto pubblico, con effetti positivi su qualità dell’aria e congestionamento della città”.

Anche a Torino emerge l’assoluto protagonismo del traffico veicolare privato nel sistema della mobilità urbana. I dati del monitoraggio spot – della durata di due ore in ogni punto di osservazione – svolto dai volontari dell’associazione in tre zone della città (piazza Pitagora, corso Regina angolo corso Principe Eugenio e piazza Rebaudengo) fotografano in modo evidente il predominio della mobilità privata motorizzata: in media, in un minuto, nel complesso dei tre punti monitorati sono passate 113 auto, quasi 4 motocicli, poco più di un autobus (1,2) e una bici (1,1). Parliamo, sempre guardando ai numeri complessivi, di un bus ogni 93 auto e di una bici ogni 101 auto (con punte negative di un bus ogni 344 auto e una bici ogni 282 auto rilevate in piazza Rebaudengo).

Nel corso di “Muoviamoci bene”, inoltre, è stata presentata la ricerca CittAccessibili, di Legambiente e Fondazione Serono, che ha coinvolto i Comuni capoluogo di provincia di tutto il Paese nell’elaborazione di un quadro nazionale della situazione attuale dei centri urbani per quanto riguarda l’accessibilità dei servizi comunali ai diversamente abili. È stato predisposto un questionario indirizzato alle 104 città capoluogo che interroga i Comuni su 56 diversi indicatori divisi in cinque grandi aree: una generale, relativa ai diversi aspetti dell’accessibilità di aree ed edifici pubblici e privati, le altre specifiche per lo spazio pubblico, i trasporti, i servizi, gli investimenti. Al questionario ha risposto oltre il 70% dei Comuni interpellati (73 su 104). Anche a Torino la situazione non appare ottimale, sebbene il capoluogo piemontese abbia risposto in maniera molto dettagliata al questionario. Il Comune infatti dichiara di avere un ufficio preposto al tema Accessibilità e ha una politica dedicata per gli uffici comunali, per le scuole, per i trasporti e per i musei. L’ente ha predisposto anche una app dedicata a facilitare la fruizione di servizi pubblici da parte di persone con disabilità. A Torino, sulla base delle linee di indirizzo approvate dal Consiglio Comunale a ottobre 2015, è in corso di elaborazione il PEBA (Piano per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche), obbligatorio tuttavia già dal 1986. Il sito web istituzionale è conforme ai requisiti di accessibilità per tutti.

Il Gruppo Torinese Trasporti, che gestisce la rete di trasporto pubblico cittadina, ha da diversi anni al suo interno la figura del disability manager. L’85% delle fermate urbane risulta accessibile, percentuale che scende a quota 77% se si prendono in considerazione anche le fermate suburbane. Attualmente tutti i bus sono pienamente fruibili anche dai diversamente abili, mentre solo il 50% dei tram è attrezzato per essere davvero accessibile a tutti. La restante metà verrà sostituita con la prossima gara, per cui entro due anni tutti i mezzi avranno il pianale ribassato. Tra le note negative, inoltre, il fatto che nel capoluogo piemontese non esista un disability manager – anche se è stata annunciata proprio in questi giorni la volontà di istituire questa figura a breve – né un censimento dei residenti con disabilità. Il palazzo sede principale del Comune, infine, così come parte dei giardini e parchi pubblici, non sono ancora pienamente accessibili a tutti. Infine, Torino dichiara di avere stanziato nel 2018, poco più di 188 mila euro per interventi tesi a migliorare l’accessibilità per tutti, cominciando dall’eliminazione delle barriere architettoniche.

Dopo la tappa piemontese, il viaggio del Treno Verde prosegue verso Milano, per l’ultima tappa del tour che, a partire dallo scorso 18 febbraio, ha toccato già 11 città italiane. A bordo ci saranno come sempre le migliori esperienze italiane impegnate sul fronte della sostenibilità ambientale, come il consorzio Ecopneus, partner principale del Treno Verde; i partner sostenitori Enel X e Ricrea; i partner Bosch, Iterchimica, Montello, Valorizza (brand di Sma e Gemmlab); i partner tecnici Con.Tec, Ecoplus, 100% Campania – Formaperta e come le esperienze dei partner start up Lime e Movecoin. Media partner del tour del convoglio ambientalista sono la Nuova Ecologia e QualEnergia. Gli allestimenti delle carrozze sono stati curati, invece, dall’Accademia delle Arti e nuove tecnologie di Roma.

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